Nieddittas: territorio, biodiversità e progetti sostenibili nel cuore dell’Oristanese | Olianas

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Nieddittas: territorio, biodiversità e progetti sostenibili nel cuore dell’Oristanese

a cura di Jessica Cani

"Erano i primi anni settanta e nove giovanissimi pescatori avevano voglia di sperimentare" mi racconta con un sorriso Alessia Rosas, guida e voce narrante di Nieddittas, mentre saliamo a bordo di un minibus che ci porta alla scoperta di Corru Mannu, nell’Oristanese. Nel 1967, quei ragazzi fondarono la cooperativa che oggi tutti conosciamo con il nome di "Nieddittas": un omaggio alla parola sarda nieddu (nero), che rievoca l’aspetto dei gusci di cozza, e alla dimensione minuta dei mitili.

In quegli anni, nessuno immaginava che un vero e proprio allevamento di mitili potesse attecchire qui, in uno stagno salmastro, a pochi chilometri dalla costa ma anche a due passi dalla città. Eppure, i ragazzi iniziarono a sperimentare una serie di vivai rudimentali: pali in legno conficcati nel fondale, reti immerse a sostenere le "calze" dove le giovani cozze avrebbero trovato la loro prima casa.

I risultati non si fecero attendere: dalle prime prove nacque un interesse crescente che portò alla costruzione, negli anni Ottanta, di un centro depurativo per garantire la massima salubrità dei mitili. Poi arrivarono gli allevamenti "a mare aperto" nel Golfo di Oristano, e con essi la definitiva consacrazione di Nieddittas come realtà di spicco per la mitilicoltura sarda. Oggi l’azienda conta più di 150 persone in organico fisso – numeri che salgono oltre i 200 durante il periodo estivo e delle festività – e si è guadagnata un ruolo di rilievo nella distribuzione nazionale di prodotti ittici.

Un viaggio lento nel cuore di Corru Mannu

"Se volete, possiamo anche scendere e vedere da vicino il canale, l’allevamento e le orate" propone Alessia, mentre il minibus si arresta su una stradina sterrata che attraversa la zona umida di Corru Mannu. Le alternative di visita sono due: restare a bordo del pulmino, seguendo un percorso guidato, o salire in sella a una delle e-bike messe a disposizione da Nieddittas per scoprire più lentamente la biodiversità del compendio.

Non appena metto piede a terra, ci colpisce il silenzio: pochi rumori di fondo, un lieve sciacquio dell’acqua e il canto di qualche uccello acquatico all’orizzonte. Il panorama sembra un mosaico: c’è il canale dove nuotano orate "semi-selvatiche", allevate a bassa densità per assicurare gusto e benessere, e poi le distese di salicornia, verdi in primavera e rossastre in autunno, capaci di tingere lo scenario di sfumature sorprendenti.

"È una zona umida di importanza internazionale" precisa la guida. "Siamo infatti all’interno di un’area tutelata dalla Convenzione di Ramsar. Qui, tra acque salmastre e terreni sabbiosi, sopravvive un universo di avifauna che comprende fenicotteri, cormorani, cavalieri d’Italia e anatre selvatiche". Una pausa, uno sguardo in lontananza. "Quello, ad esempio, è un fenicottero giovane, lo si capisce dal piumaggio grigio. Con il tempo e l’alimentazione, le penne diventano del classico rosa acceso".

Per un appassionato di natura e di fotografia, la visita si trasforma in un piccolo safari. Il percorso raggiunge anche un isolotto artificiale, creato con sacchi di iuta e gusci di cozze frantumati: un nido perfetto per i gabbiani, lontano da pericoli e curiosi. "Non bisogna pensare che l’uomo sia sempre in contrasto con la natura" sottolinea Alessia. "Qui cerchiamo di dimostrare come un intervento intelligente possa favorire la biodiversità e rendere più ricco l’ecosistema".

L’educazione come parte del DNA aziendale

L’ iniziativa del percorso naturalistico nasce nel 2023. "Abbiamo partecipato a un bando FEAMP, che ci ha permesso di acquistare il minibus e le biciclette elettriche per le visite guidate". L’azienda collabora inoltre con la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), che affianca il personale nel riconoscimento delle specie di avifauna.

Il progetto non si limita ai turisti, come ci spiega la nostra guida: "Invitiamo anche le scuole elementari e medie, perché per i bambini vedere dal vivo il posto in cui nascono le cozze è un’esperienza istruttiva. Capiscono che il cibo non arriva magicamente al banco del supermercato, ma ha un ‘mondo’ alle spalle: reti, acqua di mare, operatori, controlli sanitari. E poi c’è tutta la bellezza di un territorio di cui si sentono improvvisamente custodi".

È chiaro come nell’attività di Nieddittas, dietro il prodotto finito, confezionato e ben esposto, c’è un impegno continuo verso la tutela del patrimonio naturale sardo e la formazione di una coscienza collettiva più responsabile. "Abbiamo la concessione demaniale di quest’area" ribadiscono dallo staff, "quindi spetta a noi la manutenzione di strade e canali, ma anche la ricerca di soluzioni per rendere compatibili l’attività produttiva e la salvaguardia dell’ambiente".

Dal Golfo di Oristano a Terralba: la filiera dei mitili e del pescato

Al centro dell’attività di Nieddittas troviamo i mitili, in particolare la Mytilus galloprovincialis. "Le nostre cozze nascono per buona parte nel Golfo di Oristano, tra Torre Grande e Capo San Marco" spiega Alessia. "A queste, però, si aggiungono mitili provenienti da altre zone del Mediterraneo: Spagna, Grecia… Li portiamo qui ancora giovani, in modo che trascorrano almeno 28 giorni immersi nelle nostre acque, così da filtrare e assorbire le caratteristiche ambientali locali".

La lavorazione prevede un passaggio fondamentale nel centro depurativo, dove le cozze stazionano in vasche di acqua di mare, costantemente controllate sotto il profilo microbiologico. "Si effettua un rigido monitoraggio" mi dice un’operatrice, "in modo che il prodotto finale sia sicuro per il consumo. Poi, una volta verificata la qualità, le cozze vengono confezionate e distribuite sia in Sardegna, sia nel resto d’Italia".

Ma non c’è solo la cozza. A Terralba, un altro polo gestito da Nieddittas si occupa del pescato: orate, spigole, muggini, pesci spada e perfino tonni, acquistati dai pescatori locali. "Forniamo diverse pescherie e ristoranti, ma anche un servizio a domicilio: vogliamo offrire un’ampia gamma di prodotti ittici a chi cerca qualità e freschezza". E qui spunta un’altra specialità sarda tra le più celebri, la bottarga di muggine, ricavata dalle uova salate e stagionate del pesce.

Il "cibo per orate": un esempio di economia circolare

Uno dei momenti più curiosi del tour si vive quando la guida ci indica delle grandi ceste piene di cozze danneggiate o troppo piccole per la vendita. "Noi le chiamiamo scarti" racconta, "perché, in un certo senso, sono il rifiuto della produzione, quei mitili che non raggiungono gli standard per essere commercializzati".

In un’ottica di riduzione degli sprechi, Nieddittas ha trovato un modo ingegnoso per valorizzare questo scarto: le scarpe vengono date in pasto alle orate allevate nei canali di Corru Mannu. "In natura, l’orata si nutre volentieri di cozze" aggiunge la guida. "Abbiamo pensato di replicare lo stesso meccanismo. I pesci picchiettano il guscio, si nutrono del mollusco all’interno, e in questo modo otteniamo due risultati: niente sprechi e un’alimentazione assolutamente naturale".

Il risultato finale è una carne soda e gusto deciso, paragonabile a quello delle orate selvatiche. In più, l’allevamento è semi-intensivo, a bassa densità, consentendo ai pesci di muoversi liberamente. "Vogliamo che crescano in maniera sana, senza stress, così da offrire un prodotto di qualità".

La rinascita dei gusci: dalla pista di atletica alla panchina ecologica

"Nella nostra visione" spiegano in azienda, "anche il guscio, dopo che l’orata ha mangiato il mollusco, può avere una seconda vita". È qui che entra in gioco la parte più innovativa del progetto Nieddittas, quella dell’economia circolare che include il recupero e il riutilizzo dei residui di lavorazione.

Un esempio eclatante è la collaborazione con l’azienda Mondo, leader internazionale nella produzione di superfici per l’atletica leggera. "Insieme a loro, abbiamo sviluppato una mescola che include gusci di cozza frantumati" ci racconta. "Il carbonato di calcio diventa parte integrante della superficie, rendendola resistente ma anche più sostenibile dal punto di vista ambientale. Siamo orgogliosi che sia stata sperimentata in un contesto sportivo di risonanza mondiale, come le Olimpiadi 2024".

All’interno dello stabilimento, poi, è impossibile non notare la panchina ecologica, frutto di un progetto con l’Università di Cagliari e con il contributo di MEDSEA, un ente no profit che si occupa della tutela del Mediterraneo. "Abbiamo usato il carbonato di calcio dei gusci per un cemento alternativo" spiegano, "unito a plastica riciclata e al bisso (i filamenti esterni dei mitili) come rinforzo. È un prototipo che dimostra quanta potenzialità abbia il cosiddetto ‘scarto’".

"Stiamo già lavorando a nuove idee" dicono con entusiasmo. "Rastrelliere per biciclette, pavimentazioni particolari, oggetti di eco-design. Ogni elemento che produciamo è un tassello per chiudere il cerchio: quello che prima finiva in discarica torna in circolo, assumendo forme e funzioni inedite".

Ramsar e la magia delle zone umide

Non bisogna dimenticare che l’intero percorso di Corru Mannu rientra nelle zone umide protette dalla Convenzione di Ramsar, un accordo internazionale nato per tutelare gli habitat acquatici di grande importanza ecologica. "Qui l’acqua dolce incontra quella salata, creando un miscuglio di salinità che favorisce la vita di molte specie" spiega ancora Alessia. "C’è un’enorme varietà di piante, dette psammofile, che si sono adattate a crescere su terreni sabbiosi. Pensa al cardo marino e al pancratium, veri e propri specialisti di queste coste".

Durante la visita, magari puntando un binocolo in lontananza, si scorgono fenicotteri dal piumaggio rosa chiaro, cormorani che si radunano in branco al tramonto, e anatre selvatiche che sguazzano tra le canne. "È un paradiso per i birdwatcher" mi assicura uno dei visitatori, armato di macchina fotografica. "Molti non si rendono conto di quanto la Sardegna abbia anche questa faccia, non solo spiagge caraibiche ma anche zone umide ricchissime di vita".

L’azienda Nieddittas, dal canto suo, insiste molto sulla necessità di proteggere e preservare la biodiversità locale. Oltre alla vigilanza sulle reti e sui canali, c’è un costante monitoraggio dell’impatto dell’allevamento sugli uccelli e i pesci selvatici. "Facciamo analisi dell’acqua quasi ogni giorno" spiegano. "Se l’ambiente è in equilibrio, ne trae beneficio anche la nostra attività. Non dimentichiamoci che la cozza è un mollusco filtratore, e che in un mare pulito la sua qualità è decisamente superiore".

La tavola come capitolo finale (o inizio) di questa storia

Dopo tanto esplorare, viene spontaneo chiedersi "E ora, come assaggio queste famose cozze di Nieddittas”. Tra le esperienze più apprezzate dai visitatori c’è la degustazione organizzata al termine del tour, durante l’estate quando il sole tramonta e lo stagno si tinge di arancio e viola.

"Allestiamo un piccolo food truck" spiega la cuoca incaricata delle preparazioni, "e serviamo ricette a base di cozze secondo la stagione. Ora, per esempio, ci piace proporle in insalata con finocchi e arance, abbinando la sapidità del mollusco alla freschezza degli agrumi. D’estate, la cozza fritta con maionese aromatizzata è un must, ma facciamo anche versioni più leggere con mele verdi e verdure di campo".

Il tutto si accompagna spesso a vini bianchi locali, come un Vermentino di Sardegna, che esaltano la nota sapida del mare. "I visitatori restano sorpresi" aggiunge la cuoca, "perché la cozza, se di qualità, è un ingrediente molto versatile: si presta a cotture veloci o può diventare protagonista di insalate tiepide".

Non mancano i richiami ad altre specialità: bottarga di muggine a scaglie, patate schiacciate, condimenti leggeri per non coprire il gusto naturale dei mitili. "Alla fine, però, la star resta la cozza sarda" ribadiscono tutti. "È quella che ci ha dato il nome e la fortuna".

Un racconto fatto di natura, lavoro e sapore

Nieddittas è ben più di un marchio alimentare: è un esperimento a cielo aperto dove il concetto di "valorizzare le risorse" si traduce in soluzioni concrete, dalla depurazione all’economia circolare.

"Non ci sono scarti che vadano veramente persi. Ogni cassa di mitili difettosi diventa cibo per orate; ogni guscio rotto, se recuperato, può diventare materia prima per un progetto di ecodesign. E persino quel semplice isolotto in mezzo al canale testimonia che con un po’ di lungimiranza si può dare nuova vita a qualcosa che sembrava da buttare".

I loro progetti raccontano una storia di sinergia tra ricerca, industria e rispetto del territorio. "Abbiamo ancora tante idee in cantiere" ammettono. "Sarebbe bello che anche le città si dotassero di arredi urbani realizzati con gusci di cozza, oppure che qualche altra realtà sportiva provasse i nostri materiali innovativi. Noi ci auguriamo che chi viene qui porti a casa non soltanto il ricordo di un buon piatto di cozze, ma soprattutto la consapevolezza che produrre in modo responsabile si può. E che le zone umide, come Corru Mannu, non sono periferie dimenticate, ma luoghi di
straordinaria biodiversità e cultura".

Corru Mannu, luogo ancora sconosciuto ai più, non è soltanto uno stagno o un compendio di acque basse: è un crocevia di passato e futuro, dove si parte dal presente per guardare al futuro con lungimiranza e responsabilità sociale.